
E adesso Nyon. Per il terzo anno consecutivo la Roma entra tra le prime sedici d'Europa. Quest'anno, l'intento di migliorare gli ultimi due piazzamenti (quarti di finale), è più forte che mai. Si parte con una certezza: almeno quest'anno, almeno agli ottavi, i giallorossi eviteranno il loro incubo europeo, il Man.United di Sir Alex Ferguson. E già, perchè, come mai era successo nella loro storia, i capitolini hanno centrato l'obiettivo del primo posto nel girone, una vera e propria impresa, non tanto per aver scavalcato il Chelsea del plurimilionario Abramovich (liquidato all'Olimpico con tre reti), ma per aver ribaltato una situazione incredibile. Il 16 settembre, gli uomini di Spalletti esordivano ospitando tra le mura amiche i romeni del Cluj, in una gara dall'esito scontato. I giallorossi, passati in vantaggio con la solita incornata dell'intramontabile Panucci, subivano l'inverosimile rimonta ad opera di uno sconosciuto argentino di nome Culio. Roma-Cluj 1-2 (fanno male gli occhi soltanto a leggerlo). Profonda crisi. La classifica recitava Chelsea e Cluj 3, Roma e Bordeaux 0. Da quella nottataccia, almeno in Champions, la musica è cambiata: quattro vittorie nei successivi cinque incontri (di cui tre consecutive). Esclusa la trasferta londinese, la Roma è riuscita a vincerle tutte. Il primo Ottobre a Bordeaux, dopo sessanta minuti d'inferno, ci pensavano Vucinic e Baptista a tenere vive le speranze, oramai notevolmente affievolite, di passare il turno. Il 4 Novembre all'Olimpico si consuma la magia, la rinascita, la svolta della stagione: Roma-Chelsea. La città e i suoi tifosi avevano lanciato l'ultimatum: basta errori. E' così è stato. Tre gol ai vicecampioni d'Europa, frutto dell'ultima geniale intuizione di Mister Spalletti, manifestata in un cambio di modulo che ha notevolmente trasformato la squadra. Meno bella e fantasiosa. Più cinica e compatta. La ritrovata coesione all'interno del gruppo, le motivazioni e il recupero di numerosi infortunati hanno fatto il resto. Da quel giorno, Totti & co. non sbagliano più una mossa: tra campionato e coppa, sette vittorie nelle ultime otto gare (e se Cicinho non si fa autogol...), 15 gol all'attivo e appena 3 subiti. Per cogliere l'altro grande movente che ha causato la Rinascita, basta osservare il tabellino delle ultime due gare europee; sotto la voce "marcatori" si leggono sempre e solo due nomi. Brighi e Totti. Sono loro l'emblema della Roma rinata, guarita e che, adesso, non si ferma più. La quantità di Brighi associata alla qualità del Capitano, per un concentrato di grinta e classe, fantasia e caparbietà.
Passato il timore iniziale, anche quest'anno potremo assistere a lotte all'ultimo sangue, contese tra illustri campioni, in notti magiche di coppe e di campioni.